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Posts Tagged ‘bob dylan’

Pentangle – Basket Of Light

2 marzo 2009

Basket Of LightHo ascoltato i Pentangle la prima volta nel lontano 1990, avevo 19 anni e, partendo da Simon & Garfunkel, Bob Dylan. Joan Baez e il Bruce Springsteen di Nebraska cominciavo ad esplorare il folk e il rock acustico. “Basket Of Light” del 1969 è il terzo album della formazione inglese che nel suo primo periodo di attività (1967-1973) era formata da Jacqui McShee, voce; John Renbourn, chitarra; Bert Jansch, chitarra; Danny Thompson, basso; Terry Cox, batteria. L’album, il loro più grande successo commerciale, raggiunse la quinta posizione nella classifica del Regno Unito.

Il disco inizia con “Light Flight”, meravigliosa composizione complessa con cambi di tempo dai 5/8 ai 7/8 ai 6/4, di chiaro influsso jazz sia negli arrangiamenti che nelle due linee vocali di Jacqui McShee a volte sovrapposte: una gran voce, sempre in controllo nonostante le ardite peripezie. Segue “Once I had a Sweetheart”, un traditional rivisitato in chiave indiana, con tanto di assolo di sitar di John Renbourn. A tale proposito va ricordato che i Pentangle, proprio per la loro capacità di mischiare generi tanto diversi come il folk, il blues, il jazz, il rock e la musica indiana, possono essere considerati esponenti di un folk psichedelico inglese, che li avvicina, almeno nelle intenzioni di commistione e sperimentazione, ai Grateful Dead.

La terza traccia è “Springtime Promise” una ballata folk in puro stile inglese, in cui si sente per la prima volta l’ottima voce maschile dei Pentangle, Bert Jarsch. Un altro traditional “Lyke Wake Dirge”, qui arrangiato per tre parti vocali, cosa che conferisce un vago stampo gregoriano.

Il brano che chiude il lato, “Train Song” è il mio favorito, con introduzione e influenze blues, ritmo incalzante (evocativo del treno) e fantastici vocalizzi femminili che fanno da tappeto alla voce di Jarsch; il passaggio acustico rallentato centrale propone una voce che è sogno; il suo ritorno al tema principale è geniale. Semplicemente fantastica (da apprezzare sotto in una versione live dal BBC special, anno 1970). Come curiosità ricordo che il titolo del disco è tratto da una frase del suo testo:

Love is a basket of light; grasp it so tight.
L’amore è un cesto di luce; tienitelo stretto.

Il lato B si apre con “Hunting Song”, folk medievale con Terry Cox al glockenspiel, atmosfera sognante e tema fantasy. “Sally Go Round the Roses” è una cover di un classico del 1963 dei The Jaynetts, che nella versione originale (qui rivista in chiave folk-blues) raggiunse la seconda posizione nella classifica pop Billboard. Con “The Cuckoo” si ritorna al traditional, caratterizzato qui da un arrangiamento classico, che da risalto, una volta di più, alle capacità vocali di Jacqui McShee. Il disco si chiude con “House Carpenter”, traditional registrato con un’ardita accoppiata banjo sitar.

Tracklist: 1. Light Flight - 2. Once I had a sweetheart – 3. Springtime Promises – 4. Lyke Wake Dirge – 5. Train Song – 6. Hunting Song – 7. Sally Go Round the Roses – 8. The Cuckoo – 9. House Carpenter

In conclusione veramente un grande disco, un must per gli amanti del genere, ma assolutamente non di nicchia: può essere facilmente apprezzato anche dall’ascoltatore casuale o non abituato al folk tradizionale inglese. Regalatelo.

melomaniaco Ascolti , , , , , , , , ,

Joan Baez, Diamonds & Rust

3 febbraio 2009

Oggi ci sono arrivati un bel po’ di cd. Tra questi sto ora ascoltando Diamonds & Rust di Joan Baez pubblicato nel 1975, suo diciottesimo album (!). Il disco è piacevolissimo, adatto a diverse modalità d’ascolto, con una Joan Baez matura e in gran forma, non più solamente giovane contestatrice (all’uscita la Baez ha 34 anni).

Nell’album è presente una nutrita serie di interpretazioni di canzoni scritte da altri autori (Jackson Browne, Stevie Wonder, Bob Dylan e altri) ma è proprio nelle sue composizioni che Joan Baez da il meglio di sé; in particolare la struggente “title track”, “Diamonds & Rust”, va sicuramente annoverata tra i suoi migliori pezzi e forse tra i migliori pezzi folk-rock in assoluto, da brividi l’arpeggio iniziale e da brividi l’interpretazione vocale. (vedi video allegato da youtube in una performance live acustica, proprio nell’anno dell’uscita del disco).

Nel cupo testo una donna, in prima persona, ricorda il suo amore perduto, questo l’inizio:

Be’ sarò dannata,
ecco di nuovo il tuo fantasma
ma non è così strano,
è solo che c’è la luna piena

Da più parti si sostiene che la canzone si riferisca direttamente alla sua relazione con Bob Dylan, ormai finita da parecchi anni. Testo completo con traduzione a fronte.

Il disco comunque non è solo Diamonds & Rust e non è solo Joan Baez: si presenta come un ottimo prodotto, suonato con una certa libertà espressiva da ottimi musicisti, tra cui spicca il batterista Jim Gordon “sessionman” apprezzatissimo tra gli anni ‘60 e ‘70 (tra gli altri ha suonato con Eric Clapton, Beach Boys, Byrds, Steely Dan, Traffic, Joe Cocker, Crosby, Stills, Nash & Young, Alice Cooper, John Lennon… basta?).

Da non dimenticare anche “Dida” in cui trovano spazio vocalizzi “folk-jazz-soul” tra Joan Baez e Joni Mitchell (courtesy Asylum Records).

melomaniaco Ascolti , , , , ,