Archivio

Archivio per marzo 2009

SpringsteenRadio.com

22 marzo 2009

Bruce SpringsteenPer tutti gli amanti del Boss che non ne siano a conoscenza, segnalo una vera chicca in rete: springsteenradio.com è una radio diffusa via internet che trasmette 7 giorni su 7, 24 ore su 24 esclusivamente musica di Bruce Springsteen, attingendo sia alla sua produzione ufficiale che alla miriade di bootleg che sono parte integrante della sua quarantennale carriera (Bruce Springsteen è tra i primi per numero di bootleg, insieme a Elvis Presley, Bob Dylan, i Beatles, i Led Zeppelin e i Rolling Stones).

Tra l’altro il progetto non è proprio “in fasce”, avendo festeggiato pochi giorni fa, il 19 marzo 2009, un anno di vita, dimostrando una continuità che fa ben sperare.

L’ascolto è disponibile in varie modalità, sfruttando i programmi audio installati sul computer in uso (winamp, quicktime, itunes, xmms, windows media player) oppure tramite un pratico (e consigliato) programma java con un’interfaccia molto simile a winamp, eseguito direttamente dal browser.
La qualità di 56kbs permette una resa accettabile e, nella mia esperienza personale, ho raramente rilevato problemi di connessione o “salti” dovuti ad un flusso dati non stabile.

La semplice registrazione sul sito (sono richiesti solo nome utente, email e password) permette di scrivere sulla chat presente in home page; fino allo scorso 6 marzo era possibile anche effettuare richieste scegliendo tra gli album disponibili che vengono spesso “ruotati”; attualmente per poter usufruire di questa funzione è necessario essere abbonati (50$ per un anno).

Per stuzzicare l’appetito allego un video live di “It’s hard To Be A Saint In The City”, registrato all’Hammersmith Odeon, 1975, di cui consiglio visione e ascolto completo, per apprezzare il duello chitarristico finale tra Bruce Springsteen e Steve Van Zandt (aka Little Steven) e l’incredibile coesione musicale della E Street Band.

melomaniaco Internet , ,

8 marzo in musica?

8 marzo 2009

Una playlist per l’8 marzo? Lato A intimista e Lato B gioioso

Woman’s Day Playlist

1. Shivaree – Goodnight Moon
2. Laurie Anderson – Strange Angels
3. Kim Carnes – Bette Davis Eyes
4. Joni Mitchell – You Turn Me On I’m A Radio
5. Carla Bruni – L’Excessive
6. Tina Turner – Whole Lotta Love
7. Norma Jean – Saturday
8. LaBelle – Lady Marmalade
9. Madonna – Deeper And Deeper
10. Donna Summer – Love To Love You Baby

melomaniaco Playlist

Pentangle – Basket Of Light

2 marzo 2009

Basket Of LightHo ascoltato i Pentangle la prima volta nel lontano 1990, avevo 19 anni e, partendo da Simon & Garfunkel, Bob Dylan. Joan Baez e il Bruce Springsteen di Nebraska cominciavo ad esplorare il folk e il rock acustico. “Basket Of Light” del 1969 è il terzo album della formazione inglese che nel suo primo periodo di attività (1967-1973) era formata da Jacqui McShee, voce; John Renbourn, chitarra; Bert Jansch, chitarra; Danny Thompson, basso; Terry Cox, batteria. L’album, il loro più grande successo commerciale, raggiunse la quinta posizione nella classifica del Regno Unito.

Il disco inizia con “Light Flight”, meravigliosa composizione complessa con cambi di tempo dai 5/8 ai 7/8 ai 6/4, di chiaro influsso jazz sia negli arrangiamenti che nelle due linee vocali di Jacqui McShee a volte sovrapposte: una gran voce, sempre in controllo nonostante le ardite peripezie. Segue “Once I had a Sweetheart”, un traditional rivisitato in chiave indiana, con tanto di assolo di sitar di John Renbourn. A tale proposito va ricordato che i Pentangle, proprio per la loro capacità di mischiare generi tanto diversi come il folk, il blues, il jazz, il rock e la musica indiana, possono essere considerati esponenti di un folk psichedelico inglese, che li avvicina, almeno nelle intenzioni di commistione e sperimentazione, ai Grateful Dead.

La terza traccia è “Springtime Promise” una ballata folk in puro stile inglese, in cui si sente per la prima volta l’ottima voce maschile dei Pentangle, Bert Jarsch. Un altro traditional “Lyke Wake Dirge”, qui arrangiato per tre parti vocali, cosa che conferisce un vago stampo gregoriano.

Il brano che chiude il lato, “Train Song” è il mio favorito, con introduzione e influenze blues, ritmo incalzante (evocativo del treno) e fantastici vocalizzi femminili che fanno da tappeto alla voce di Jarsch; il passaggio acustico rallentato centrale propone una voce che è sogno; il suo ritorno al tema principale è geniale. Semplicemente fantastica (da apprezzare sotto in una versione live dal BBC special, anno 1970). Come curiosità ricordo che il titolo del disco è tratto da una frase del suo testo:

Love is a basket of light; grasp it so tight.
L’amore è un cesto di luce; tienitelo stretto.

Il lato B si apre con “Hunting Song”, folk medievale con Terry Cox al glockenspiel, atmosfera sognante e tema fantasy. “Sally Go Round the Roses” è una cover di un classico del 1963 dei The Jaynetts, che nella versione originale (qui rivista in chiave folk-blues) raggiunse la seconda posizione nella classifica pop Billboard. Con “The Cuckoo” si ritorna al traditional, caratterizzato qui da un arrangiamento classico, che da risalto, una volta di più, alle capacità vocali di Jacqui McShee. Il disco si chiude con “House Carpenter”, traditional registrato con un’ardita accoppiata banjo sitar.

Tracklist: 1. Light Flight - 2. Once I had a sweetheart – 3. Springtime Promises – 4. Lyke Wake Dirge – 5. Train Song – 6. Hunting Song – 7. Sally Go Round the Roses – 8. The Cuckoo – 9. House Carpenter

In conclusione veramente un grande disco, un must per gli amanti del genere, ma assolutamente non di nicchia: può essere facilmente apprezzato anche dall’ascoltatore casuale o non abituato al folk tradizionale inglese. Regalatelo.

melomaniaco Ascolti , , , , , , , , ,