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Archivio per febbraio 2009

Tina Turner a Dica 33

24 febbraio 2009

Tina Turner - Acid QueenNell’ultima puntata di Dica 33 (la trasmissione di Radio Fragola, che ogni sabato sera dalle 21 alle 22.30 presenta un 33 giri nella sua interezza) lo Zio Gianni ha proposto il secondo album da solista di Tina Turner “Acid Queen” del 1975. L’album è l’ultimo in cui Tina collabora con l’oramai quasi ex-marito Ike, che ne è il produttore.

Il disco può essere diviso in due parti, corrispondenti ai due lati del vinile: il primo lato propone cinque cover (Rolling Stones, Who e Led Zeppelin) arrangiate e interpretate in chiave soul-rythm’n'blues, ai limiti dello stravolgimento, in particolare la versione di “I Can See For Miles” degli Who, quasi irriconoscibile; è in questo lato la canzone che da il titolo all’abum, tratta dall’opera rock degli Who “Tommy” in cui appunto Tina Turner interpreta magistralmente la “Acid Queen”; assolutamente da non dimenticare anche la versione di “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin, in cui Tina Turner esprime tutta la sua carica di erotismo, con finale-reprise a sorpresa.

Il secondo lato consiste di quattro pezzi originali, tra cui spicca l’hit “Baby Get It On” in cui per l’ultima volta Ike Turner duetta con la moglie e il miglior brano del disco a mio parere, “Bootsey Whitelaw”, un trascinante blues sinfonico (definizione di papà Loki che condivido completamente) sostenuto da una fantastica linea di basso e rifinito dalla splendida voce di Tina Turner.

Tracklist: 1. Under My Thumb – 2. Let’s Spend the Night Together – 3. Acid Queen – 4. I Can See for Miles – 5. Whole Lotta Love – 6. Baby Get It On – 7. Bootsy Whitelaw – 8. Pick Me Tonight – 9. Rockin’ and Rollin’

Per contestualizzare ho proposto un pezzo di cui ho già parlato in queste pagine, “Diamonds & Rust” di Joan Baez. Per esplicare quale fosse il punto di contatto con il disco di Tina Turner ho introdotto io il brano: anzitutto il disco è coetaneo, essendo uscito anch’esso nel 1975 e propone un’altra donna che, come Tina, è in un momento di svolta della sua carriera: nel caso di Joan Baez si tratta di staccarsi dal cliché della contestatrice rivoluzionaria.

La cosa che più di ogni altra mi ha fatto propendere per questa scelta, atipica dal punto di vista puramente musicale (dal soul-blues black al folk white il passo è ardito) è che “Diamonds And Rust” parla di un amore tormentato oramai finito (Bob Dylan?); allo stesso modo sta finendo il tormentatissimo sodalizio personale e professionale fra Ike e Tina. Non a caso un’altra contestualizzazione, dello stesso Zio Gianni, ha proposto Sonny & Cher, indice del fatto che, come si discuteva nel corso della trasmissione, il nostro immaginario è stato colpito dal rapporto di coppia che fonde arte e sentimento (avevo pensato di contestualizzare con Al Bano e Romina, peccato che ho solo un nastro, “Aria Pura” e chissà dove…).

Non dimentico che, riallacciandosi anche alle origini di Tina Turner, nata a Nutbush, Tennessee, è intervenuto alla trasmissione l’amico Gian Pierre che ci ha raccontato, in estrema sintesi purtroppo, del suo recentissimo viaggio negli States, proprio in Tennessee per partecipare, insieme ai Tillamook di cui è il bassista, all’International Blues Challenge di Memphis (in rappresentanza dell’Italia).

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Los Straitjackets, Trieste 15 febbraio 2009

19 febbraio 2009

s_losstraitjacketsNon pago del concerto di Battiato di due giorni prima, non mi sono fatto mancare una presenza all’evento surf consumatosi all’Etnoblog di Trieste, domenica 15 febbraio 2009: i Los Straitjackets, stelle del revival del surf della metà degli anni ‘90 post “Pulp Fiction”.

Qualche anno fa ho passato un semestre di full-immersion nella musica surf, cercando di ascoltare tutto il possibile, anche le cose più improbabili e sconosciute. Dei Los Straitjackets ho ascoltato più e più volte, con grande piacere, due album, “Supersonic Guitars in 3D” (2003) e “The Velvet Touch of Los Straitjackets” (1999), considerato il loro lavoro migliore.

La performance dei quattro di Nashville, Tennessee (che si esibiscono rigorosamente con delle maschere multicolori modello lottatore di Wrestling messicano) è stata eccezionale. Dal palco si sprigionava grande energia, sia per la musica (virtuosismi chitarristici e un grande batterista), che per lo show cosparso di coreografie di gruppo altamente coinvolgenti; lo devo ammettere, mi sono divertito come un ragazzino.

Interessante anche l’idea di proiettare sul muro opposto al palco scene di film sexploitation anni ‘60 che conferivano  quel tocco underground di grande atmosfera.

Per chi vuole saperne di più consiglio il loro sito ufficiale e appendo qua sotto un video tratto dal loro ultimo dvd che rende discretamente l’idea del loro show live.

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Battiato, Trieste 13 febbraio 2009

17 febbraio 2009

battiato_tsUn ottimo Franco Battiato, quello visto lo scorso 13 febbraio 2009 al Teatro Rossetti di Trieste.

L’assenza degli FSC, il gruppo di supporto che lo accompagnava nel 2006 mi ha intristito: trovo che la loro grande energia ben compensi un personaggio che sul palco è sì carismatico, ma sicuramente non scatenato.

Questo non toglie grande merito ai musicisti che l’hanno accompagnato in questa esibizione: il Quartetto Italiano di archi, Carlo Guaitoli e Angelo Privitera alle tastiere e Davide Ferrario alla chitarra hanno fornito un contorno sonoro di notevole spessore e grande atmosfera, ispirando una sensazione di “vicinanza” tipica di un concerto da camera.

La scaletta ha confermato che questo fosse un tour promozionale dell’ultima fatica discografica di Battiato, “Fleurs 2″, che, come i due precedenti “Fleurs”, propone esclusivamente interpretazioni di canzoni di altri autori; purtroppo questo ha lasciato poco spazio al Battiato autore se non in grandi classici; sotto questo aspetto il concerto del 2006 mi è piaciuto di più, meno legato all’uscita discografica del momento spaziando maggiormente negli ormai quasi 40 anni di repertorio del cantautore catanese.

Ma è stato proprio lui, Battiato, ad emozionarmi, con un uso della voce sempre espressivo, una gestualità sorprendentemente interpretativa ed una intensa volontà comunicativa (anche nell’introdurre i brani con racconti ed aneddoti) che non avevo colto quando lo avevo visto la volta precedente.

Tra i momenti più interessanti va ricordata la splendida interpretazione di “Stranizza d’amuri”, la sempre attuale “Povera Patria”, e l’emozione di “La Stagione dell’amore”. Toccante anche il tributo a De Andre’ con “Inverno” e struggente l’interpetazione di “Era d’estate” di Sergio Endrigo. Insomma le emozioni non sono mancate.

Sottolineo infine con grande apprezzamento la scelta di proporre due pezzi del periodo progressive dei primi anni ‘70, “Sequenze e Frequenze” e “No U Turn”, introducendoli quasi come una minaccia: “ora dovete preoccuparvi perché farò qualcosa dei primi anni ‘70″ …avesse fatto pure “Oceano di Silenzio” e “Aria di Rivoluzione”… beh non si può chiedere troppo.

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San Valentino in musica?

14 febbraio 2009

Una compilation per San Valentino? Una sequenza di lenti che farebbero addolcire il cuore del peggior serial killer oppure una carica di energia positiva? …e una versione heavy metal oppure dark?

Butto giù una playlist, sia ben chiaro, non con quelle che considero le canzoni più adatte in assoluto; questa è  semplicemente una selezione del momento, dettata più dal caso che dalla ponderazione, sfogliando la mia libreria musicale.

Valentine’s Playlist:

  1. Elvis Presley – Always On My Mind
  2. Carole King – (You Make Me Feel Like) A Natural Woman
  3. Boston – More Than A Feeling
  4. Dire Straits – Expresso Love
  5. Steve Ray Vaughan – Life Without You
  6. Bruce Springsteen – I’m on fire
  7. Beatles – And I Love Her
  8. The Police – Every Little Thing She Does Is Magic
  9. Asia – The Heat Goes On
  10. Franco Battiato – La Cura

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Battiato oggi a Trieste

13 febbraio 2009

battiatoNell’ambito del tour 2008-2009 Franco Battiato si esibisce oggi al Teatro Rossetti di Trieste. Già fervono i preparativi del melomaniaco che per l’occasione si è aggiudicato (ormai mesi fa) un biglietto in seconda fila (!). Ho già visto Battiato dal vivo nel Castello di Udine nel luglio del 2006, tra parentesi sotto un diluvio non da poco e devo dire che mi sono divertito parecchio. Sono rimasto molto impressionato dalla band che lo accompagnava e che spero sia presente anche a questo evento, gli FSC, un giovane trio (batteria, basso e chitarra-tastiere) di Padova di grande impatto sonoro.

Un resoconto dopo il week-end.

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13th Floor Elevators a Dica 33

12 febbraio 2009

13thfloorelevatorspsychedelicsoundsAnche sabato scorso ero presente alla diretta di Dica 33, la trasmissione di Radio Fragola che presenta nella sua completezza un vinile, accompagnato da alcuni brani di contestualizzazione. (ogni sabato dalle 21.00 alle 22.30)

Presenti due dei tre abituali conduttori (Papà Loki e  Zio Gianni) il 33 giri della settimana è stato però scelto e presentato da Vinnie Johnson, tra l’altro un amico di gioventù che non vedevo da anni. Molto piacere mi ha fatto sapere la sua scelta del vinile, il primo album dei 13th Floor Elevators, The Psichedelic Sound of 13th Floor Elevators, storico gruppo di Austin, Texas, che trovò fortuna nella bay area di San Francisco nel periodo di massimo fulgore psichedelico.

Dal disco (sicuramente il loro migliore) potete apprezzare nel video sotto “You’re Gonna Miss Me” la loro hit più famosa; quello strano suono costante in sottofondo è un jug elettrico il cui suono viene associato a quello prodotto dal Didgeridoo, il caratteristico strumento australiano. Il sound ipnotico e psichedelico del jug elettrico è il marchio di fabbrica dei 13th Floor Elevator, che possono vantare, al contrario della Settimana Enigmistica, veramente pochi tentativi di imitazione; non posso tralasciare una menzione per le mie tracce preferite, le cupe e misteriose “Roller Coaster” e “Kingdom of Heaven”.

Per contestualizzare ho portato un live in New York (1968) dei Quicksilver Messenger Service con cui la trasmissione ha aperto (il bluesaccio “Back Door Man”); papà Loki ha deciso poi di lasciare tutto il live come fondino per la puntata.
A proposito di contestualizzazioni va ricordata quella, rigorosamente in vinile, proposta dallo stesso Vinnie: gli It’s A Beautiful Day con la meravigliosa “White Bird”; canzone, disco e soprattutto copertina che meriteranno una riflessione a parte.

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U2 – Get On Your Boots

7 febbraio 2009

In attesa dell’uscita del nuovo album degli U2, No Line On The Horizon, prevista per il 2 marzo 2009 in Italia, Bono & C. ci regalano il video del primo singolo tratto dalla loro ultima fatica, Get On Your Boots (prodotto da Brian Eno, Danny Lanois and Steve Lillywhite).

Il singolo, in rete già da qualche giorno, ad un primo ascolto non mi ha convinto granché; la reazione iniziale è stata: “ah, ancora troppo pop…”. Per l’ennesima volta veniva tradita la speranza di ritorno alle radici intrise di rock sanguigno degli U2 di Sunday Bloody Sunday o New Year’s Day, fino a The Joshua Tree.

Dopo qualche ascolto ho apprezzato alcune trovate tecniche e ho un po’ rivalutato la canzone: il basso pulsante di Adam Clayton nella strofa è certamente la nota più interessante, con una menzione anche per il riff classicamente “hard rock” di The Edge. Non è mutata invece la mia opinione sulla voce di Bono: il suo cantato nella strofa ricorda troppo da vicino un Prince d’annata (complici percussioni e arrangiamento) e in altri frangenti è troppo morbido, manca di naturalezza; sono curioso di sentirne una versione live dove probabilmente Bono troverà spazio per un’interpretazione più spontanea.

Il testo (con traduzione qui) è una sorta di invito a rimboccarsi le maniche per lavorare ad un futuro migliore:

Il futuro ha bisogno di un grosso bacio
[...]
ecco cosa dovresti essere
amore e comunità
[...]
Se a qualcuno piacciono le esplosioni
A noi piace crescere

U2 – Get On Your Boots

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Joan Baez, Diamonds & Rust

3 febbraio 2009

Oggi ci sono arrivati un bel po’ di cd. Tra questi sto ora ascoltando Diamonds & Rust di Joan Baez pubblicato nel 1975, suo diciottesimo album (!). Il disco è piacevolissimo, adatto a diverse modalità d’ascolto, con una Joan Baez matura e in gran forma, non più solamente giovane contestatrice (all’uscita la Baez ha 34 anni).

Nell’album è presente una nutrita serie di interpretazioni di canzoni scritte da altri autori (Jackson Browne, Stevie Wonder, Bob Dylan e altri) ma è proprio nelle sue composizioni che Joan Baez da il meglio di sé; in particolare la struggente “title track”, “Diamonds & Rust”, va sicuramente annoverata tra i suoi migliori pezzi e forse tra i migliori pezzi folk-rock in assoluto, da brividi l’arpeggio iniziale e da brividi l’interpretazione vocale. (vedi video allegato da youtube in una performance live acustica, proprio nell’anno dell’uscita del disco).

Nel cupo testo una donna, in prima persona, ricorda il suo amore perduto, questo l’inizio:

Be’ sarò dannata,
ecco di nuovo il tuo fantasma
ma non è così strano,
è solo che c’è la luna piena

Da più parti si sostiene che la canzone si riferisca direttamente alla sua relazione con Bob Dylan, ormai finita da parecchi anni. Testo completo con traduzione a fronte.

Il disco comunque non è solo Diamonds & Rust e non è solo Joan Baez: si presenta come un ottimo prodotto, suonato con una certa libertà espressiva da ottimi musicisti, tra cui spicca il batterista Jim Gordon “sessionman” apprezzatissimo tra gli anni ‘60 e ‘70 (tra gli altri ha suonato con Eric Clapton, Beach Boys, Byrds, Steely Dan, Traffic, Joe Cocker, Crosby, Stills, Nash & Young, Alice Cooper, John Lennon… basta?).

Da non dimenticare anche “Dida” in cui trovano spazio vocalizzi “folk-jazz-soul” tra Joan Baez e Joni Mitchell (courtesy Asylum Records).

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Bruce Springsteen al Superbowl… senza video!

2 febbraio 2009

Un’esibizione fantastica del Boss e della E-Street band ha caratterizzato l’intervallo del Super Bowl XLIII (per la cronaca vinto dai Pittsburgh Steelers sugli Arizona Cardinals 27 a 23).

Springsteen ha proposto nei 12 minuti a disposizione un medley di tutto rispetto, mantenendo la promessa di ricreare l’atmosfera di un finale di concerto, per un ipotetico fan che, imbottigliato nel traffico, fosse arrivato ad un suo spettacolo a soli 12 minuti dal termine.

Medley: 1. Tenth Avenue freeze-out – 2. Born To Run – 3. Working on a Dream – 4. Glory Days

Per chi si fosse perso la performance notturna ho incluso i due video caricati a tempo di record su youtube da “ForYouBrucefromEddie”; purtroppo la qualità non è delle migliori, ma l’energia incontenibile di Springsteen viene trasmessa ugualmente.

I video in questione sono stati tolti, tento di rimpiazzarli con un altro.

Tolto anche questo, deluso, mi arrendo… niente video.

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Led Zeppelin IV a “Dica 33″

1 febbraio 2009
Led Zeppelin IV

Led Zeppelin IV

Ieri ero tra i fortunati presenti alla diretta di Dica 33, la trasmissione di Radio Fragola che va in onda il sabato dalle 21.00 alle 22.30 e che presenta nella sua completezza un vinile, accompagnato da alcune contestualizzazioni come amano chiamarle gli usuali conduttori, Papà Loki, Giovane Zanna e Zio Gianni.

La puntata di ieri era “subappalatata” a Federico che ha scelto di presentare un album storico, il IV lavoro dei Led Zeppelin datato 1971, autentico capolavoro, con una tracklist che riporto integralmente per dare l’idea del livello del disco:

Tracklist: 1. Black Dog – 2. Rock and Roll – 3. The Battle of Evermore – 4.  Stairway to Heaven – 5. Misty Mountain Hop – 6. Four Sticks – 7. Going to California – 8. When The Levee Breakes

L’abum, per dovere di cronaca, si trova al terzo posto della classifica degli album più venduti di tutti i tempi in America, con 23 milioni di copie (!), superato solamente da Michael Jackson con “Thriller” (27 milioni) e dagli Eagles con “Their Greatest Hits 1971-1975″ (29 milioni). [fonte]

Come ormai consuetudine i presenti in radio sono invitati a proporre delle contestualizzazioni, pezzi che abbiano un punto di contatto di qualsiasi genere con le canzoni del disco presentato. Io ho proposto a seguire “The Battle of Evermore” un pezzo dei californiani Kaleidoscope, “Greenwood Sidee” dall’abum “A Beacon from Mars” del 1968. Il brano è un tradizionale folk, interpretato anche da Joan Baez, rivisitato qui in tempo di marcia e arrangiamento medieval-irlandese.

L’idea alla base della contestualizzazione era evidenziare la vocazione folk di Led Zeppelin IV, senza dimenticare che, a detta di Chris Darrow (membro dei Kaleidoscope), Jimmy Page, chitarrista e anima dei Led Zeppelin, si riferì ai Kaleidoscope come “il suo gruppo preferito di tutti i tempi”, e scusate se è poco…

Led Zeppelin – The Battle of Evermore – Live at Seattle 17/7/1977

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