Talking Heads – Little Creatures
Recentemente ho acquistato Little Creatures dei Talking Heads (1985), nella versione riedita nel 2006, con tanto di dvd allegato e bonus tracks. La canzone più nota del disco è Road To Nowhere, spensierata marcia “verso il nulla”, recentemente eseguita dai francesi Nouvelle Vague, nel loro terzo album “3″ del 2009; una versione che mi è piaciuta moltissimo, mi ha ispirato in questo acquisto e di cui vi propongo video in fondo in fondo.
Fatto girare il cd ho riascoltato, tra le altre, l’ottima Television Man, non solo nella versione originale, ma anche nella a me sconosciuta versione extended mix, che ho prontamente ritrovato su youtube per proporla qui sotto: il pezzo, meno noto delle hits con cui i Talking Heads hanno fatto da colonna sonora alla mia adolescenza, in questa versione remixata trova una nuova dimensione, più aperta e musicalmente appagante; il brano, specialmente nella seconda parte, si rivela ottimo per capire come si formi il particolare sound dei Talking Heads: sovraincisioni successive in cui strumenti diversi sviluppano temi melodici diversi che si ripetono: questo intreccio determina una grande ricchezza sonora che può riservare sorprese anche dopo molti ascolti.
Un disco essenzialmente pop, forse il più accessibile dei Talking Heads; ma un pop colto, di livello eccelso, studiato nei minimi particolari che (nelle nove tracce originali) non esce dallo schema canzone classico e limita le improvvisazioni al minimo, ma non per questo diviene banale o scontato.
Degna di nota anche la bellissima copertina di Howard Finster selezionata come copertina dell’anno nel 1985 dalla rivista Rolling Stone.
Tracklist: 1. And She Was – 2. Give Me Back My Name – 3. Creatures of Love – 4. The Lady Don’t Mind – 5. Perfect World – 6. Stay Up Late – 7. Walk It Down – 8. Television Man – 9. Road to Nowhere




Il 10 aprile scorso, al Circolo degli Artisti di Roma , ho assistito al concerto de Il Genio, duo electro-pop originariamente formato da Gianluca De Rubertis (voce e tastiere) ed Alessandra Contini (voce e basso) che nelle ultime apparizioni si è esteso ad un quartetto con l’inserimento di Andrea Garbo (chitarre) e Paolo Mongardi (batteria).
Un film prima di un disco. Un documento, datato 1985 e firmato da Michael Apted, dell’esperimento di Sting che segna il suo definitivo distacco dai Police, dopo 5 album alle spalle e un successo incredibile tra 1978 e il 1983, dalla patria Inghilterra fino alle sponde statunitensi d’oltreoceano, passando per l’Europa continentale.
Per tutti gli amanti del Boss che non ne siano a conoscenza, segnalo una vera chicca in rete:
Ho ascoltato i Pentangle la prima volta nel lontano 1990, avevo 19 anni e, partendo da Simon & Garfunkel, Bob Dylan. Joan Baez e il Bruce Springsteen di Nebraska cominciavo ad esplorare il folk e il rock acustico. “Basket Of Light” del 1969 è il terzo album della formazione inglese che nel suo primo periodo di attività (1967-1973) era formata da Jacqui McShee, voce; John Renbourn, chitarra; Bert Jansch, chitarra; Danny Thompson, basso; Terry Cox, batteria. L’album, il loro più grande successo commerciale, raggiunse la quinta posizione nella classifica del Regno Unito.